Sussurri di velluto


Carillon

E così gli ho porto il nastro di seta.

Avvolgimelo intorno,

gli ho detto.

Mi ha stretta in un fiocco. Mi ha posata su un piedistallo.

Guardami danzare per te.

E la musica ha iniziato a suonare. E io ho cominciato a ballare. Ed è stato così bello, così facile.

Il carillon suonava dolcemente e io non dovevo far altro che lasciarmi trasportare. Volteggiavo e, quando i nostri occhi si incontravano, il suo sguardo si accendeva.

È stato così bello, e così facile, all’inizio. Bastava solo ballare, null’altro: lo stavo salvando.

Ho girato, girato, girato, intrecciando le braccia sopra la testa, tendendo le punte con grazia.

Se la mia danza era il suo balsamo, allora sarei stata sulle punte: avrei danzato per sempre.

Mi amava perché aveva bisogno di me.

Perciò

lo amavo.

Ma il sollievo si è trasformato in bisogno. La gratitudine in pretesa.

L’affaccio sulla bellezza del mondo è diventato l’intero mondo suo.

Sei la mia luce,

mi diceva caricando la chiave del carillon.

Vederti ballare è l’unica cosa bella della mia vita.

Ora, quando giro, i suoi occhi mi divorano. Mi trattengono. Un brivido mi sorprende la nuca. È freddo.

Sono così stanca amore mio, non possiamo fermarci e uscire a vedere il sole?

E così il meccanismo ha cominciato a scricchiolare.

Un tic. Un tac.

Un suono stanco.

La melodia era sempre la stessa. Il mio ballo sempre lo stesso. Mi girava la testa. Avrei voluto fermarmi, scendere, riposarmi.

Ma lui continuava a girare la chiave.

Amore mio, così mi fai male, non te ne accorgi?

E lui era  incapace di sentirmi. A ogni giro di chiave, la molla si tendeva ancora.

A ogni giro, il nastro di seta logorato mi lacerava la pelle.

Prima un segno. Poi il solco.

Infine, il sangue.

Un altro giro.

E un altro.

E un altro ancora.

E se mi fermassi, cosa succederebbe?

Se smettessi di ballare, la chiave si spezzerebbe?

Ma,

se mi fermassi,

cosa sarei,

io,

senza la mia danza?

La chiave si spezza. Le punte si arrendono.

Solo adesso,

i miei piedi toccano terra.