Fuori stava impazzendo il cielo: colori caramellati disegnavano figure bizzarre mentre il sole percorreva l’ultimo tratto del suo percorso giornaliero, inabissandosi.
Dalla finestra socchiusa filtravano raggi lievi, di seta; gli accarezzavano la pelle.
Era uno dei suoi momenti preferiti.
Il silenzio sussurrava promesse di quiete nelle sue orecchie stanche mentre i suoi occhi oceano riflettevano quello spettacolo di luci.
Calma.
Serenità.
Pace.
Sentì il cuore quasi alleggerirsi; il sole si stava portando via i tormenti. Anche questa volta. Lo avrebbe lasciato libero.
La stanchezza lo avrebbe riempito – naso, occhi, pelle, tutto – conducendolo verso il sonno.
Cullato.
Ma non sarebbe bastato.
Il buio lo avrebbe preso.
Calamita per ciò che dentro lui affonda. Lo avrebbe attirato nei suoi ranghi, rapito.
E con lui sarebbero tornati i tormenti e le angosce che il sole voleva portarsi via. Forse ancora più amplificati. Ancora più dolorosi.
Le tenebre sono complici della solitudine:
ti obbligano a guardarti in faccia.
Ti obbligano a guardarti dentro.
Ribrezzo.
Quanti modi di morire conosci?
Te lo domandi mai?
In quanti modi muori?
È tutto inutile,
pensaci.
Tutto, tutto, tutto inutile.
Non ti salverai; neanche questa notte ci riuscirai.
Si muore in mille modi, mille volte al giorno. E altrettante volte si tenta di risorgere. Ci si aggrappa a una menzogna, a una via di fuga, per salvarsi.
Schifosi bugiardi, lo siamo tutti.
Cosa importa? A cosa serve?
Codardo.
Codardi.
Inventiamo scuse per giustificarci. Costruiamo interessi per distrarci dai vuoti che ci divorano. Ma lo fanno da dentro, dove non hai barriere. Dove non puoi difenderti.
E ora come credi di poterti salvare?
Trova un modo per ricucirti, se riesci.
Stai cadendo a pezzi.
Lo vedo nei tuoi occhi oceano: stai perdendo.
La rabbia ti violenta, e non puoi che prendertela con te stesso. Prendi a pugni i muri, se vuoi. Spaccati le nocche, se farlo placa il dolore che l’impotenza ti causa.
Ma sappi che hai già perso.
Guarda la nebbia intorno a te, è rimasta solo quella a tenerti compagnia. Senti la nebbia che ti è entrata nel corpo, senti il freddo. Non servirà.
Ti possiede.
Smarrisciti, ma non chiedere aiuto. Non ti sentirebbe nessuno.
Sei solo.
L’hai voluto tu.
L’hai chiesto tu.
Alziamo muri, barriere. Vogliamo tenere lontano chiunque. Non lasciamo entrare nessuno.
E poi la notte siamo soli. Soli con noi stessi; con le lacrime che non vogliamo versare.
Tieniti i rimpianti. Hai scelto loro. Ti terranno compagnia una vita intera. Ogni notte che passerai insonne loro saranno lì, affianco a te – spezzeranno le tue costole facendoti mancare il respiro, e non cureranno le tue ferite perché non conoscono dolcezza.
Tieniti i rimpianti e combatti la tua battaglia ogni notte.
E
adesso,
rispondimi.
Quanti modi di morire conosci?
In quanti modi muori?